Contest “la vita in maschera” – Fabio Ruggieri 2 – Scrittura

Francesco PC Academy di - 17 marzo 2014 in Altro

LA RETE INTERNEURALE

Donald era finito in un manicomio. Perché era l’unico sano in un mondo di pazzi. E di conseguenza il pazzo era diventato lui.

“Mi è andata peggio che a Giuda”.

Darwin l’aveva detto. L’evoluzione è continua. E solo l’individuo che si adatta riesce a sopravvivere. Ma Donald non ci pensava. D’altronde era sempre stato un tipo piuttosto razionale (come tutti d’altronde- o quasi). Ma quello che gli successe non lo poteva immaginare nemmeno il più fantasioso ed estroso degli artisti.

Donald viveva tranquillamente nella sua casa in un paesino di provincia dimenticato da Dio, e forse anche dagli uomini. Un posto selvaggio dove c’è poco spazio per i sogni o la speranza. Tirava avanti a campare. Senza farsi troppe domande filosofiche sui massimi sistemi del tipo “chi siamo”, “dove andiamo”, “qual è il senso di tutto questo?”. Studiava all’università. Con buon profitto, ma viveva poco. Studiava e basta. La maggior parte del tempo libero lo passava davanti alla tv o a un videogame. Viveva solo, con la sorella che lo accudiva. Gli lavava i calzini, gli faceva da mangiare. I genitori erano entrambi morti. Lui intanto studiava per diventare un giorno magari qualcuno, e abbandonare per sempre quel posto dimenticato da tutto e tutti. Una vita come tante insomma, senza un senso preciso.

La vita scorreva come sempre. E come sempre Donald, dopo aver studiato, si concesse un po’ di riposo distendendosi sul suo divano di fiducia. Si stendeva sempre lì dopo studiato. Lo trovava rilassante. Però quel giorno gli accadde qualcosa di strano. Che non gli era mai capitato prima. Percepiva qualcosa di strano dalla stanza accanto. Attraverso i muri. Sentiva la sorella rispondere a bassissima voce ad alcuni dei pensieri che gli passavano per la testa. E lui pensò per la prima volta, nella sua mente di studente che forse lo stessero “leggendo nella mente”. Non si spiegava come questo fosse possibile. Ma sentiva che questo stava avvenendo. Subito dopo questo pensiero però ritornò tutto normale. Donald rimase ancora un po’ con gli occhi sgranati nel semi-buio della stanza e poi richiuse gli occhi per non pensare più a quello che stava avvenendo. Che forse, stava avvenendo. Perché non poteva pensare certo una cosa del genere. Voleva forse dire che stava definitivamente impazzendo? Non lo sapeva. E non se lo sarebbe chiesto più per molti anni.

Lo studio non portò a buoni risultati. Dopo un anno Donald abbandonò definitivamente lo studio. Si cercò un lavoro in paese. Lo trovò presso un meccanico che gli insegnò i motori. Ma quello che attendeva Donald doveva ancora arrivare. Ed era qualcosa che nessuno poteva immaginarsi.

La vita continuava con i suoi alti e bassi. Donald usciva ogni tanto con qualche suo amico. Lavorava. Aiutava la sorella nelle faccende domestiche. Tutto normale. Quel giorno stranissimo era ormai svanito dalla sua mente e non se ne preoccupava più minimamente. Ma un giorno quel fenomeno si ripresentò. E con una forza devastante che nessun uomo sulla faccia della Terra poteva immaginarsi. Donald era disteso ancora una volta sul suo divano preferito e ad un certo punto udì nel suo cervello una voce:

“Mi senti Donald? Riesci a sentirmi? Riesci a leggere nei miei pensieri?”

Donald era atterrito. Non gli era mai capitato di sentire i muri parlare. Pensava di essere impazzito come quel lontano giorno con la sorella. Ma Donald non era pazzo. Continuava a sentire questa voce provenire sempre dallo stesso punto e lui non ci poteva fare niente. Perché NON RIUSCIVA A SENTIRE I PENSIERI DEL SUO INTERLOCUTORE. Così i suoi pensieri venivano letti impunemente dal suo vicino, ma lui rimaneva fuori dal dialogo perché non riusciva a fare altrettanto con il suo vicino. O almeno. Lui credeva di parlare col suo vicino. Ma forse era solo follia. Si abituò lentamente a questo. E lentamente arrivarono altre voci. Altri vicini parlavano con lui.

“Donald hai dello zucchero?”

“Donald ti ammazzerò”

“Donald sei fottuto, io ti ammazzo!”

E via discorrendo. Lui riusciva solo a pensare nella sua testa, mentre i suoi vicini, i suoi compaesani, i cittadini della sua nazione, del mondo intero! Lo ascoltavano. Lui non ci riusciva. Presto molta gente del suo paese impazzì. Un giorno sentì urla provenire da dovunque nella sua strada. Donald era terrorizzato. Non capiva cosa succedesse. Non capiva che gli stessero facendo. Pensava solo alla fuga come mezzo di salvezza. La situazione venne calmata dalle forze dell’ordine che ormai dovevano affrontare un disordine enorme. E questo perché tutti erano impazziti completamente. Tutti erano pazzi, tranne Donald. Quindi lui divvenne il folle. Donald venne portato in manicomio. Non c’era altra scelta per riportare la pace. Ma da quel giorno Donald capì una cosa molto importante. E non solo lui. Il mondo intero. Compresa la comunità scientifica internazionale.  L’uomo aveva fatto il salto di qualità. Si era evoluto a Homo Telepatycus. La Telepatia, tanto bistrattata da Freud ma accettata in parte da Jung era emersa fuori come un vulcano in eruzione. Si fecero molti studi in proposito e Donald venne analizzato come una scimmia in gabbia. Test psicologici fatti dai migliori psichiatri, psicologi e terapisti del mondo. Infine rimase solo la parapsicologia come spiegazione a qualcosa che non si sapeva cosa fosse. Ormai Donald aveva perso la sua umanità. Era “rimasto indietro” e non riusciva ad adattarsi al nuovo corso della Storia, al nuovo corso degli eventi, al nuovo mondo che si era venuto a creare.

Donald rimase nel silenzio più assoluto nel manicomio. Fuori vennero fatte molte congetture su quello che successe nel piccolo paesino di Donald dove si verificarono episodi di sciacallaggio e cannibalismo. Ma presto questi episodi si moltiplicarono anche in altre città. Nazioni. Nel mondo intero. La piaga aveva attecchito ovunque. Gli scienziati parlarono di una specie di evoluzione dell’uomo. Ma in fondo Donald non l’aveva già capito? Era così da sempre forse. Ma lui, Donald, era l’unico che non riusciva a sentire il pensiero degli altri. L’unico in tutto il pianeta. E non sapeva perché. Perché questo fardello? Perché proprio a lui?

Molto tempo dopo venne varata la “rete interneurale” e regolati i rapporti di reciproco rispetto telepatico per mantenere l’ordine nelle città. I testi del diritto, delle relazioni internazionali anche delle minime relazioni interpersonali dovettero far spazio a questa “scoperta” e cambiare completamente. Tutto il mondo era collegato a questa rete e questa rete fondava un unico uomo che racchiudeva insieme tutti gli altri. E l’unico che non ne faceva era il disgraziato (per usare un eufemismo) Donald. Quest’uomo che univa tutti gli umani. In una rete interneurale. Quest’uomo, poteva forse essere Dio?

Donald, in manicomio, non ebbe scampo. Oramai veniva tenuto in cattività . Gli altri pazzi lo prendevano in giro (quelli che erano capaci ancora di pensare, non annebbiati troppo dai farmaci). L’unico essere umano al mondo che gli voleva ancora bene era la sorella che lo visitava una volta al mese. Ma questo po’ di amore che riceveva non poteva ovviamente lenire le immense sofferenze psichiche che Donald era costretto a subire. Era l’unico terrestre a non possedere questa telepatia che permetteva alla gente di comunicare con il cervello. Non riusciva ad ADATTARSI.

Due idee spesso lo opprimevano. Ed erano due idee radicali. Come si dice: a mali estremi,  estremi rimedi. Una riguardava la fuga da quel manicomio. L’altra una via più decisa, ma sicuramente non meno dolorosa. Il suicidio. Il vaffanculo supremo a questo mondo crudele e che ormai non gli apparteneva più. Decise saggiamente per la fuga. Una fuga pazzesca che l’avrebbe portato chissà dove. Ma era sempre meglio del suicidio, pensò. Questa fuga doveva avvenire nel cambio della guardia alla porta d’ingresso del manicomio. Poi magari avrebbe potuto affrontare una nuova vita da qualche altra parte. Si sarebbe potuto salvare lontano da tutta quella follia. Un gesto folle, in un mondo folle. Cosa c’era di più razionale? E così piano piano si insinuò nella semplice mente di Donald questa semplice idea. Sarebbe fuggito. Avrebbe visto il resto del mondo. Non potevano essere tutti pazzi in fondo. Avrebbe trovato la pace da qualche altra parte.

Così Donald cominciò a studiare i movimenti delle guardie carcerarie del manicomio. Perché erano delle vere e proprie guardie. Alte di statura e forti di muscoli. Doveva trovare un modo per fregarli. E poi correre via più forte che poteva. Era sempre stato un buon corridore. Da piccolo batteva sempre i suoi amici. Questo era il suo talento maggiore. E l’avrebbe usato per fregare quei dannati bastardi che lo tenevano rinchiuso lì e lo studiavano come una scimmia. Un giorno, mentre l’infermiere – guardia stava andando via per il cambio, notò che la porta era rimasta aperta. Fu uno scatto prodigioso che lo portò veloce fuori dalla zona sorvegliata e gli fece rivedere il mondo esterno. E così Donald cominciò a correre in pigiama più forte che poteva, più lontano che poteva fuori dalla sua prigione – manicomio. Notò, o almeno pensò, che nessuno si era accorto della sua fuga. Era fuori. Era libero. In un mondo pazzesco. Rubò dei vestiti, un paio di scarpe e si incamminò per raggiungere il suo Eden di pace. Lungo le strade che percorse si notava che la gente era diventata, come dire, un po’ strana. C’era chi ballava a piedi nudi, chi nuotava nelle fontane. Il servizio d’ordine faceva un enorme fatica a mantenere lo status quo. C’erano continui episodi di violenza . La gente faticava a ritornare alla normalità. La rete interneurale ci comprendeva tutti. Tranne Donald che ormai solitario era giunto in territori strani che non conosceva. Aveva valicato territori d’ogni tipo. Ma dovunque la gente si comportava in modo strano. Trovare da mangiare non era poi così difficile. Bastava fare un po’ di carità. Donald sognava le steppe siberiane. Voleva raggiungerle per trovare, chissà, in quella immensa solitudine un po’ di pace. Un po’ di antica umanità. Un po’ di antica civiltà. Un po’ di vecchia sanità mentale. Vecchio si era fatto il mondo. E il declino era evidente. Ma quelle steppe mantenevano ancora in vita Donald. Un vero e proprio eremita in cerca della sua redenzione. Perché un dio doveva esserci anche per lui. Ma Donald non trovò la pace che cercava neanche nelle steppe mongole. Nella siberia più estrema. Anche lì l’Homo telepatycus aveva avuto la meglio. La rete interneurale ormai controllava tutto e tutti. Episodi di follia erano all’ordine del giorno. Così Donald, ormai in preda alla più cupa disperazione si abbandonò a una solitudine tremenda. La solitudine! Quella che l’aveva accompagnato per metà della sua vita e che tanto gli mancava dopo l’avvento dell’Homo telepatico ora l’aveva ritrovata. Ma anche così non era felice. Oramai non gli restava che la seconda idea. Quella morte che forse finalmente gli avrebbe dato quella pace, che mai aveva avuto in vita.

Così decise, non aveva altra scelta, di uccidersi. Le sue ultime parole furono: ”Mi è andata peggio che a Giuda”.

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Francesco PC Academy
Francesco: Lavora come freelance, si occupa di Web Design & Marketing, Strategie Digitali, Blogging e docenza. Per PC Academy cura: il tutoraggio dei corsi online Scrittura Creativa e Sceneggiatura; le lezioni in aula sulla creazione del CV infografico e come Presentarsi alle Aziende in modo professionale; la redazione di molti articoli di questo portale.

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