Contest “la vita in maschera” – Fabio Ruggieri – Scrittura

Francesco PC Academy di - 17 marzo 2014 in Altro

FUGA DAL LABIRINTO

 

In una, all’apparenza, simpatica cittadina del sud del mondo c’era una mattina un dolce sole che rischiarava gli alberi che la circondavano. La mattina era una mattina di primavera. Le farfalle volavano nell’aria, il venticello soffiava, il sole splendeva. Donne sulla sessantina si salutavano in strada sorridenti. Sembravano davvero molto amiche. Ma un occhio attento avrebbe notato l’ipocrisia che si celava dietro ai loro volti. Alle loro maschere, verrebbe da dire. Per strada c’erano persino dei gattini neri che seguivano la madre, nera come loro, e che passeggiavano beati. In questa dolce mattinata altri personaggi si aggiravano amichevoli e sorridenti. Nulla trapelava delle loro anime sordide. Tutto sembrava scorrere dolce. Come tutto scorre dolcemente nelle città del sud del mondo. Ma i terrori e gli orrori che si nascondono dietro questi dolci volti sono a volte inenarrabili. E talvolta rimangono persino nella leggenda. Come storie “maledette” da tramandare ai posteri, che, se un Dio ci fosse, non farebbe più comparire.

In questa dolce mattinata se ne stava quieto un ragazzino di nome Donald. Stava seduto sugli scalini di casa sua e pensava ai fatti suoi. Quella mattina era rimasto in casa. Non era andato a scuola. Era riuscito a marinarla facendo credere a sua madre d’avere un po’ di febbre. Guardava sonnacchioso la strada da cui passavano in sella alle loro bici altri suoi compaesani in giro per il paesino. Niente turbava l’ordine sociale. Tutto sembrava tranquillo. Donald risalì le scale che portavano a casa sua. Abitava in una casa costruita da poco, molto graziosa. Ritornato in casa la mamma lo sgridò dicendogli che così la febbre gli sarebbe aumentata notevolmente. Donald gli rispose che ormai si sentiva meglio. Almeno in parte. Sì perché Donald aveva un segreto che non voleva far sapere ai suoi compagni di scuola. Che conosceva solo sua madre, avendolo lavato e vestito quando era piccolo. Sì, Donald aveva un segreto. Lui la chiamava “la sua dannazione”. Perché lo rendeva diverso da tutti i suoi amici. La sua “dannazione”, come la definiva lui, era di essere un ermafrodita. Aveva cioè sia gli organi maschili che femminili destinati alla riproduzione. Era terrorizzato solo all’idea di far scoprire questa sua diversità, perché sapeva che questa lo avrebbe portato alla totale esclusione da parte dei suoi “amici”. La madre, e i dottori, avevano cercato di spiegargli mille volte che era una cosa che poteva capitare, e che non c’era nulla di cui vergognarsi. Ma Donald viveva questo suo problema come un’aberrazione. E sapeva che anche i suoi compagni di scuola. Se avrebbero scoperto il suo segreto, l’avrebbero trattato come se fosse un mostro.

“Donald, è pronto in tavola! Vieni a mangiare la pasta in brodo, così ti sentirai meglio e domani potrai tornare a scuola” gli disse sua madre.

“Va bene mamma. Però non voglio più tornare in quella scuola. Non mi piacciono i miei compagni di scuola” rispose Donald.

“Cos’hanno che non va Donald? E’ solo che sei un po’ timido, tutto qui”

“No, non voglio più vederli! Li odio! Io odio tutti!”

E dicendo così Donald si alzò da tavola, si distese sul letto e terrorizzato pensò al giorno dopo, quando sarebbe dovuto tornare a scuola. Sapeva che aveva un’ora di educazione fisica, e che dopo gli allenamenti gli sarebbe toccata la DOCCIA. Era terrorizzato al solo pensare quella parola, perché – chiaramente –  i suoi compagni avrebbero potuto scoprire il suo segreto.

Il fatale giorno arrivò. Donald si allenò con tutti gli altri, ma fin dall’ora in cui era arrivato a scuola il suo cuore batteva così forte che sembrava un motore di una macchina. Durante tutto l’allenamento fece in modo di non far trasparire la sua ansia, in modo che nessuno si insospettisse. Poi dopo, una volta arrivato alle docce, si infilò per primo su quella più in fondo per cercare di non farsi vedere da nessuno mentre si lavava. Ma un certo Lee, suo compagno di scuola, e famoso bullo della classe aveva notato qualcosa di strano nel comportamento di Donald. Si chiedeva perché Donald avesse avuto tanta fretta di entrare alle docce. Così pensò bene di mettersi proprio accanto a lui per vedere cosa c’era di strano.

“Ehilà Donald, come andiamo?” gli chiese Lee mentre apriva la manopola dell’acqua calda per farne uscire fuori un ribollente fluttuo d’acqua ristoratrice.

“Tutto bene Lee” disse laconicamente Donald.

Ma la risposta non soddisfece quel bastardo di Lee che era sempre in cerca di qualche cosa per attirare l’attenzione di tutti. Così vedendo che Donald era molto imbarazzato pensò che Donald stava nascondendo il suo pisello perché troppo piccolo. Allora Lee lo prese per un braccio e… la verità fu sotto gli occhi di tutti. All’inizio Lee lo guardò stranito, poi scoppiò in una risata isterica seguita da quelle di tutti gli altri presenti.

“Donald ha sia il cazzo che la fica! E’ un mostro!” urlò Lee nudo davanti a tutti gli altri compagni di classe di Donald.

Donald paonazzo non disse una parola e scappò via a casa. Si fece fare un permesso speciale dal direttore per uscire prima. Con l’intenzione di non tornare mai più in quella scuola. In quel paese. Voleva scappare via. Il più lontano possibile. Da tutto. Da tutti. Anche da se stesso. Anche se da te stesso non ci scappi mai. Nemmeno se sei Eddy Mercx.

Arrivò a casa. Spiegò il suo ritorno anticipato da scuola con una scusa come un’altra. Per la precisione disse a sua madre che aveva avuto un ritorno d’influenza e che si sentiva un po’ male. Voleva solo andare a letto e dimenticare tutto. Una volta arrivato al letto si sentì un po’ meglio. Pianse e bagnò il cuscino con le sue lacrime. Ma una vocina interiore gli diceva che non sarebbe finito tutto lì. Ormai “loro” conoscevano il suo segreto e, soprattutto, lo conosceva quel bullo di Lee. E sapeva che Lee non l’avrebbe più mollato.

Lee era quel tipico figlio della violenza descritto tanto abilmente da Bunuel. Un gatto di strada. Il padre era stato per parecchi anni in galera, e Lee era cresciuto nell’ignoranza e nella violenza fin dalla più tenera età. Era un figlio di puttana già alla sua età. Un rapinatore di galline. Che però, secondo tutti, sarebbe molto facilmente un rapinatore di banche col crescere e con l’età che avanza. Comunque, tutto ebbe luogo in una notte. Una notte che Donald non dimenticherà mai. Perché da lì scoprì il vero volto del paese in cui viveva. Il vero volto di quelle vecchiette affabili che si salutavano tanto cordialmente. Il vero volto di Lee e dei figli di puttana che si portava dietro nelle sue scorribande. La notte di quel giorno Donald vene svegliato da delle urla. Delle urla terribili.

“Esci fuori mostro di un ermafrodita di merda! Esci fuori ti dobbiamo uccidere!” urlava Lee e i suoi drughi, potremmo definirli così. Tutto il quartiere si svegliò nella notte di soprassalto. Molti chiesero “che cavolo ci fate a gridare a quest’ora per strada delinquenti!”

Lee allora rispose a tutti, ormai svegli “ma non lo sapete che avete un mostro che vive tra voi? Donald Runciter è un fottuto ermafrodita di merda, ve lo dico io! L’ho visto mentre si faceva la doccia!”. Donald era letteralmente impietrito dalla paura. Il suo cuore palpitava a mille e oltre. Era nel maelstrom della paura e non poteva fare nulla contro l’orrore che lo stava sopraffacendo nel suo letto. E ad orrore si aggiunse altro orrore quando i suoi vicini, invece di cacciare via quei delinquenti e difendere Donald, si misero a ridere con risate sguaiate tipiche dei contadini e della gente del popolo. La madre furiosa uscì fuori cercando di fare andare via quei delinquenti ma venne aggredita. A quel punto Donald, in accesso d’ira, prese un coltello e uscì fuori per affrontare i malviventi. Appena uscito fuori si lanciò verso Lee urlandogli

“MALEDETTO BASTARDO! IO TI AMMAZZO!”

Ma non era molto bravo col coltello. Riuscì solo a procurargli una lieve ferita sulla guancia. L’alterco finì con Lee che rideva come un pazzo e che ordinò, fra le risate bestiali dei commensali (perché di cannibalismo ormai si trattava), a Donald di uscire fuori dal paesino perché lì non volevano mostri con loro.

Donald fuggì via quel giorno dal paese. Da quel dannato labirinto. Vagò per le campagne disperato nella notte. Si chiedeva cosa aveva fatto di male per meritarsi questo. Piangeva. Piangeva. Piangeva. Mia uomo vide uomo più disperato sulla faccia della terra. “Naturalmente” pensò “presto tutto il paesino saprà di questa storia. Ed io devo trovare un riparo sicuro. Per non farmi vedere da nessuno. Per sfuggire a tutti”. Vagando vagando, nella notte, alla fine trovò riparo presso una masseria diroccata. E questa divenne il suo rifugio. La sua salvezza. Da quella bestia feroce che si fa chiamare “essere umano”.

Aveva 11 anni quando entrò per la prima volta nell’”eremo”. Così gli piaceva chiamare quella casa diroccata sperduta nella campagna. Lì trovò un po’ di quella pace che si dice tocchi agli uomini di buona volontà. Lì trovò degli “amici” un po’ fuori dall’ordinario. Lì sua madre gli portava dei colori. Per fargli fare qualcosa. Sì, perché il paese intero non voleva più rivederlo. E lui non voleva più rivedere il paese. Visse così per molti anni. Nutrendosi come poteva, quando poteva. Questo eremo aveva una camera completamente scura. E un’entrata in cui c’era un tavolino da scuola e una sedia di legno. Una specie di botte piena d’acqua in cui cagare. E un albero di pesche che si ergeva fra le rovine di quella che ormai era diventata la sua casa. Aveva 11 anni. E molti ne trascorsero. Prima che avvenne l’incredibile. E cioè che Lee si rifece vivo.

Quando Lee si rifece vivo entrambi avevano 20 anni. Lee si era fatto qualche ano di carcere minorile, e qualche annetto di carcere. Questo gli aveva fatto abbassare di molto la cresta. Se una volta era un bulletto, adesso era un vero e proprio criminale calcolatore e furbo. Qui Donald aveva 20 anni. Aveva passato 9 anni nella più totale povertà. E appena rivide Lee, nell’eremo, non disse una parola. Come se sapesse già che quel delinquente, quella sua croce vivente, prima o poi si sarebbe rifatta viva. L’aspetto di Donald faceva paura. Sembrava un vero e proprio eremita. Era molto religioso, e passava gran parte delle sue giornate leggendo la Bibbia e pregando. Lee esordì dicendo

“Allora, come va vecchio mio?”

Donald rispose brevemente

“Tutto bene. Quel tuo paese di merda non ti piace più? Sei venuto a rompermi il cazzo anche qui?”

Ma Donald non aveva la più lontana idea di quello che gli stava per capitare. Infatti all’improvviso Lee tirò fuori un coltello e lo puntò contro la gola di Donald dicendogli

“Ora farai quello che dico io”

I numerosi ani di carcere, come avevo detto, avevamo cambiato fortemente Lee. Lì infatti aveva, a quanto pare, conosciuto qualcuno più duro di lui che lo violentò molte volte. E così pare che i gusti sessuali di Lee fossero cambiati profondamente. Adesso gli piaceva sodomizzare i maschietti. E quale occasione migliore se non approfittare di Donald.

Una volta finito andò via senza dire una parola. Questo avvenne molte volte. Ma la cosa strana è che tutto questo non fece che avvicinare i due compagni di scuola. In fondo Donald non aveva mai avuto rapporti con nessuna ragazza e tutto questo era quello che più si avvicinava a un concetto d’amore.

Due “mostri” non possono che andare d’accordo. Donald uscì fuori dall’eremitaggio e si mise a lavorare nel ramo prostituzione insieme a Lee. Ma Lee, ormai psicotico, ogni tanto tornava, come ai bei vecchi tempi, a tormentare Donald.

Donald ormai stanco dei suoi soprusi decise. E secondo me decise bene. Fuggì da questo labirinto. Un labirinto in cui non riesci a capire nemmeno l’orrore che si nasconde dietro l’angolo ma che uccide tutti. Un labirinto fatto di ipocrisie e ingiustizie. Delitti e perversioni. Fuggì da questo labirinto. E di lui, grazie a Dio, non si ebbe più notizia. Ma a me piace immaginarlo in qualche baracca in Nepal dove ripensa a tutto quello che gli è successo in questo labirinto. E ormai fuori, sorriderne di tutte le ipocrisie e ingiustizie di cui ne è pregno.

 

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Francesco PC Academy
Francesco: Lavora come freelance, si occupa di Web Design & Marketing, Strategie Digitali, Blogging e docenza. Per PC Academy cura: il tutoraggio dei corsi online Scrittura Creativa e Sceneggiatura; le lezioni in aula sulla creazione del CV infografico e come Presentarsi alle Aziende in modo professionale; la redazione di molti articoli di questo portale.

Commenti

  • viola

    Salve, volevo ringraziare per la lettura. Storia forte e dura, ma bella. Qualche errore, credo di battitura…ma è molto diretta come storia. Grazie.

  • fabio

    Grazie a te Viola. gli errori sono dovuti a una stesura molto veloce. comunque grazie mille per il commento favorevole.