Copyright. Una prima riflessione

di - 23 febbraio 2012 in Altro

Tutti sappiamo cosa vuol dire violare un copyright, ma “repetita iuvant”: sostanzialmente non possiamo utilizzare un materiale (grafico, visivo, audio, ma anche “ideale”) che sia di qualcun altro. O meglio, la cui paternità sia di qualcun altro. Non saremmo contenti se qualcuno andasse in giro per la città con la nostra macchina nuova no? Ecco, uguale. Nessuna delle persone con il copyright violato sarebbe contenta, e dal momento che è un reato, potremmo poi non essere contenti nemmeno noi se anche per errore utilizziamo qualcosa protetta da copyright. Prendere ispirazione è un altro paio di maniche.

 

Ad ogni modo “copyright” è un argomento molto spinoso di cui discutere e anche i confini legali a volte posso essere labili. Ci riserviamo di approfondire piano piano questo campo, quello che volevo condividere qui era una prima riflessione sul “patrimonio intellettuale” di ciascuno di noi. Non solo una foto scattata da noi ed esposta ad una mostra è “nostra”, ma anche le nostre idee, i nostri progetti, le nostre innovazioni. Ogni cosa che viene in mente a un grafico o ad un designer può avere un valore, che sia una campagna pubblicitaria originale per pubblicizzare il cioccolato al gusto di mango (spero vivamente non esista!) oppure il codice di programmazione per un’applicazione che rivoluziona il modo di fruire un i-phone.

 

Chi protegge le nostre fantastiche idee dall’essere poi utilizzate da altri? E chi sono questi “altri”? Potenzialmente tutti… si parla di un progetto mentre si prende un caffè, si scrive un’idea su un forum per raccogliere suggerimenti…e poi ci si ritrova di fronte alla propria idea realizzata… ma non da noi! Ovviamente qui esagero, però è consigliabile tutelarsi in qualche modo. Durante le mie lezioni all’università ci hanno veramente “ossessionato” con questa idea di essere gelosi delle proprie (buone) invenzioni. Bisogna lasciare delle briciole, dicevano, piccoli tasselli, piccole “prove schiaccianti” che, in caso di necessità, avrebbero dimostrato la nostra paternità intellettuale su un prodotto, programma, realizzazione, ecc.

 

Naturalmente registrare i propri progetti presso la SIAE è la prima cosa che viene in mente, ma è atresì utile, ad esempio, mandarsi presso la propria casella di posta (reale non elettronica) un plico contenente schizzi, testi, bozze… e ovviamente tenerla rigorosamente sigillata. Anche parlarne a potenziali testimoni (rigorosamente) di fiducia potrebbe aiutarci a dimostrare di “averci pensato prima!”
Occhio idee quindi! (alle nostre, non a quelle degli altri…furbetti!)

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