Chiediamo a: il Sociologo – giovani e lavoro (1/3)

di - 1 marzo 2012 in Altro

Ho fatto alcune domande al Sociologo Marcello Severoni, docente all’Università La Sapienza di Roma e mediatore familiare, chiedendogli una piccola riflessione su giovani e lavoro, circa le difficoltà che oggi affrontiamo tutti per crescere e affermarci professionalmente.

 

Ritiene sia vero che oggi sia più complicato trovare lavoro rispetto al passato? Oppure in realtà siamo noi che abbiamo creato questo “mito” e in realtà è tutto uguale a prima, o cosa è cambiato?

 

Non ci sono stati cambiamenti nel posto di lavoro, c’è stato il cambiamento sociale. Pensiamo alla demografia: l’aumento della popolazione, l’allungamento della durata della vita, quindi l’andare in pensione più tardi, che in parallelo all’aumento demografico pone maggiori difficoltà a trovare posto di lavoro.

A questo abbiniamo che alcuni lavori, come quelli artigianali o più umili, non sono più “meta” della ricerca da parte dei giovani, poichè è aumentata anche l’alfabetizzazione e la cultura. Vi è quindi una ricerca sempre più selettiva, prima si cercava lavoro come dire, a carattere generale, ed erano pochi quelli che si potevano permettere di cercare in base al possesso di una laurea o di un diploma.

Oggi non esiste più la Scuola di Arti e Mestieri, per apprendere una professione. Non lontano nel tempo la scuola era divisa in maniera diversa, c’erano scuole professionali e istituti tecnici, con un apprendimento fin da ragazzo per un settore del lavoro artigianale.

Oggi si tende ad avere altre posti di lavoro…è vero che è aumentata la tecnologia e ci si rapporta con altri strumenti, però è anche vero che lavori artigianali sono ancora indispensabili. Pensiamo banalmente all’idraulico, all’elettricista, al ciabattino, all’imbianchino.


Riscontriamo anche il difetto delle politiche sociali dello Stato, noi stiamo parlando della società italiana dove si sta cercando di porre in atto nuove strategie per accelerare il processo d’inserimento dei ragazzi nel posto di lavoro. C’è uno scollamento fra la cultura intesa come istituzioni, scuola, università, ecc… e il mondo del lavoro, dove da anni si sta cercando invece di avere delle sinergie.

 

(continua…)

 


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