CONTEST “LA VITA IN MASCHERA” CATEGORIA SCRITTURA

Francesco PC Academy di - 18 marzo 2014 in Altro, In evidenza

PAOLO GILI

La strega

Stupida maschera! Pensò Elisa allacciandosi gli stivali neri. Odio il Carnevale, è una festa così vecchia. Continuò, aggiustandosi i leggin in lattice e si guardò allo specchio. Sono troppo attillati maledizione! Ripensò agli eventi che l’avevano portata a quel momento e si diede della sciocca.

Ha proprio ragione la psico, mannaggia a lei, mi lascio trascinare dagli eventi, non so dire di no e faccio tutto ciò per riempire il mio senso di vuoto. “Mi sento vuota ok?”

Disse ad alta voce alla propria immagine riflessa.

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SIMONE CANALI

Si sentiva solo e nelle tenebre.

Indugiava nel buio improvviso, paralizzato dalla diffidenza. Non aveva nozioni sufficienti sul pavimento sottostante, né sulla stabilità, né sulla conformazione, gli pareva inoltre che il suo corpo al buio, avesse perso consistenza, che la sua fisicità si fosse dissolta.

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OLGA LILIANA GARCIA RABANAL

Il cammino di Sofì

Potrei piangere, potrei cantare alla vita e la vivo a modo mio, perché ho aperto gli occhi ora mi sono tolta la maschera che portavo durante la mia vita.

Cercavo di toglierla però qualcosa mi bloccava, era la paura di far vedere al mondo ciò che non avrebbero mai visto, qualcosa che mi avrebbe spaventata solo guardandomi allo specchio.

Diverse volte la notte mi sono tolta la maschera e ho pianto in continuazione finché la stanchezza e il sonno mi giunsero , imploravo alla solitudine unica amica mia di restare a farmi compagnia lei fedele restava finche il mio corpo pieno di stanchezza seduto al angolo della strada coperto soltanto con un pezzo di stoffa mi teneva calda.

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VINCENZO COLUCCELLI

ROLE PLAY REPORT

Roma. Cinema&TV Academy. Prima degli esami, il docente di Storia e critica del cinema decide di interrogare gli studenti meno preparati. Vede Leandro Balducci con il capo abbassato per non incrociare il suo sguardo e a bruciapelo gli chiede di indicargli un film nel quale viene messa in luce la tematica della filosofia baconiana del sapere come potere. Dopo lunghi attimi di esitazione e balbettando Leandro indica il film Zelig di Allen.

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SILVIA PINO

L’amore porta anche a questo

Erano quasi le quattro di notte e Greta, rientrando a casa, si tolse le scarpe per non fare rumore. Si spostò in cucina, e si accorse che sul frigo, sotto una piccola calamita a forma di coccinella, c’era un bigliettino: “Ti amo, come il primo giorno, forse anche di più. Tuo, Lorenzo”.

Lui arrivò puntuale, come sempre.

Greta si mise frettolosamente le scarpe, dodici centimetri di vanità, dodici centimetri per sentirsi più giovane; aveva costantemente paura di aver dimenticato qualcosa, controllava la borsa almeno un paio di volte prima di uscire di casa.

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REBECCA MAZZARELLA

Il momento in cui preferivo passeggiare era la sera. La sigaretta in bocca, il mio cappotto in tweed grigio e un po’ consumato e il mio basco che teneva caldi i miei pensieri.

Ogni giorno eseguivo lo stesso percorso, incontravo le stesse persone, per avere l’illusione di fare parte delle loro vite anche solo per un momento. Era un effimero pensiero che mi teneva legato alla realtà. I lampioni emanavano una luce fredda mentre stelle brillanti si accendevano nel cielo, il freddo invernale addensava il fumo di sigaretta che si andava ad appoggiare fra le pieghe del mio viso. Guardavo incantato le finestre illuminate, l’idea che dietro le tende ci fossero case piene del calore familiare mi faceva sognare.

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RAFFAELE SCOTTI

L’ALTRO

SIGLA.

Vernice spray rossa su sfondo chiaro. Non leggiamo le parole.

APRIRE IN DISSOLVENZA SU:

INTERNO: Autobus metropolitano, mattino.

INQUADRATURA ANGOLARE DALL’ALTO SU ALEX che fissa due ragazze.

È moro, alto e magro. Indossa abiti scuri e ha un ipod da dove arriva il suono di musica Metal. La musica è alta e le persone che gli stanno intorno dimostrano di essere infastidite.

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RAFFAELE SCOTTI

BEAUTY AND THE BEAST

C’era una volta, e ci sarà ancora, un uomo ricco che aveva tre figlie. Prive della madre sin da tenera età, le tre bambine erano state allevate da un padre premuroso e buono: le aveva circondate di lusso e benessere e ogni desiderio era loro esaudito da una servitù paziente e leale.

L’uomo ricco era un uomo buono e quando poteva faceva del bene, nessuno escluso, nonostante due delle sue figlie lo criticassero spesso per questo atteggiamento. La più piccola delle tre, la più bella, era l’unica a sostenerlo e conservava quella naturale pietà che era stata della madre defunta.

“Siamo ricche…” diceva Bellezza alle sorelle, “Ma questo non vuol dire che non dobbiamo avere carità verso i poveri. A noi molte cose avanzano, mentre a certa gente basterebbe poco…”.

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PAOLO DI CENSI

Anche Superman portava gli occhiali

Ore 23.30.
6 Luglio 1983
3 chili e 500 grammi.
Cianotico quanto basta ma in compenso con dei polmoni da far invidia a Pavarotti.
 Mattia venne al mondo così, tra una replica di Beautiful e la registrazione di un vecchietto all’obitorio del Policlinico Umberto I.
Quella sera l’infermiera di turno non si scomodò più di tanto quando Elsa e Filippo arrivarono in ospedale con l’ansia di chi sta per diventare genitore e non ha la benché minima idea di cosa gli stia succedendo in quel momento. Elsa urlava per i dolori.

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MAURO RAUL BRANDANI

Io, Clown

Sono un clown,

ho appena finito il mio numero,

uno dei migliori,

uno dei più impegnativi.

Sono stordito dalle risate, e dalla mia voce.

E il trucco sarebbe da rifare.

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GIULIA SCHIAVI

LA CREMA SCACCIAPENSIERI

Manuel parcheggia il motorino di fronte al giornalaio. Scende al volo, getta uno  sguardo veloce ai titoli esposti e poi chiede il suo quotidiano e una rivista di cucina per la madre. Riparte in gran fretta: sul pianale del motorino ci sono due sacchetti della spesa, uno è pieno di surgelati che stanno cominciando a sciogliersi.

Il traffico lo costringe ad una gimkana tra le auto infuocate. L’asfalto è bollente, il casco gli sta letteralmente facendo bollire il cervello. Colpa mia che ho voluto comprare i gelati con questo caldo! Avrei potuto chiedere a mamma di rimettere in funzione la sua vecchia gelatiera…

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FABIO RUGGIERI

LA RETE INTERNEURALE

Donald era finito in un manicomio. Perché era l’unico sano in un mondo di pazzi. E di conseguenza il pazzo era diventato lui.

“Mi è andata peggio che a Giuda”.

Darwin l’aveva detto. L’evoluzione è continua. E solo l’individuo che si adatta riesce a sopravvivere. Ma Donald non ci pensava. D’altronde era sempre stato un tipo piuttosto razionale (come tutti d’altronde- o quasi). Ma quello che gli successe non lo poteva immaginare nemmeno il più fantasioso ed estroso degli artisti.

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FABIO RUGGIERI

FUGA DAL LABIRINTO

In una, all’apparenza, simpatica cittadina del sud del mondo c’era una mattina un dolce sole che rischiarava gli alberi che la circondavano. La mattina era una mattina di primavera. Le farfalle volavano nell’aria, il venticello soffiava, il sole splendeva. Donne sulla sessantina si salutavano in strada sorridenti. Sembravano davvero molto amiche. Ma un occhio attento avrebbe notato l’ipocrisia che si celava dietro ai loro volti. Alle loro maschere, verrebbe da dire. Per strada c’erano persino dei gattini neri che seguivano la madre, nera come loro, e che passeggiavano beati. In questa dolce mattinata altri personaggi si aggiravano amichevoli e sorridenti. Nulla trapelava delle loro anime sordide. Tutto sembrava scorrere dolce. Come tutto scorre dolcemente nelle città del sud del mondo. Ma i terrori e gli orrori che si nascondono dietro questi dolci volti sono a volte inenarrabili. E talvolta rimangono persino nella leggenda. Come storie “maledette” da tramandare ai posteri, che, se un Dio ci fosse, non farebbe più comparire.

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DANIELE FERRUCCI

ASRAEL

Non possedere lineamenti, ma solo una massa viscida e informe, come una sorta di rivoltante impasto da cucina, era la sua maledizione. Per una beffa del destino la sua materia era stata plasmata senza identità; invidiava agli uomini il dono di possedere un volto.

L’angelo si alzò prima dell’alba ed entrò nella galleria avita. Appesi come trofei alle pareti nere, un numero imprecisato di visi brillavano come costellazioni macabre.

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ALESSANDRA CARDUCCI

MASCHERE

Non ho mai amato il carnevale, paradossalmente, però, mi sono ritrovata ad indossare negli anni molte di

quelle maschere che la mia vita si era quasi trasformata in una vera carnevalata.

Ne ho indossate veramente tante, alcune “imposte”, altre, invece, per scelta perché mi ero talmente

abituata a metterle che non mi accorgevo nemmeno più di portarne una.

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IRENE ARMARO

Osservavo ogni mattina il signor M aprire le saracinesche e non mi riuscivo mai a capacitare di come facesse a lavorare in un posto così scuro, immerso nel suo delirio di maschere, pizzi e merletti. Quegli occhi vuoti che ti fissavano con ferocia, azzannandoti l’anima, quelle bocche rosso acceso che sembravano sbavare sangue, quegli zigomi appuntiti confezionati per trasformare e contorcere il viso.

Sbirciare all’interno della bottega del signor M mi aveva sempre trasmesso un senso di inquietudine inspiegabile: tutta quella finzione accecava e faceva aggrovigliare le budella. E il proprietario, abile artigiano, creatore di fandonie prêt à porter, non si scomponeva di fronte all’ignominia delle sue creature, quelle maschere eleganti e conturbanti, famose in città per la loro fattura. Tutti i grandi teatri si accapigliavano per varcare la soglia del negozio e per stringere la melliflua mano del signor M. Mia madre diceva sempre che non avrei dovuto sbirciarlo dalla finestra, ma non aveva il coraggio di ammetterne il motivo.

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Francesco PC Academy
Francesco: Lavora come freelance, si occupa di Web Design & Marketing, Strategie Digitali, Blogging e docenza. Per PC Academy cura: il tutoraggio dei corsi online Scrittura Creativa e Sceneggiatura; le lezioni in aula sulla creazione del CV infografico e come Presentarsi alle Aziende in modo professionale; la redazione di molti articoli di questo portale.

Commenti

  • Maurizio

    Complimenti.